Comunità energetiche da fonti rinnovabili: l'attesa del decreto Mite

Aggiornamento: 6 set

Il ministero per la Transizione energetica si appresta a emanare il decreto che definisce gli incentivi per le comunità di autoconsumo, fondamentale per poter effettuare gli investimenti necessari per la autoproduzione e lo stoccaggio dell’energia elettrica. La nuova disciplina sulle comunità energetiche rinnovabili inizia a prendere forma, dovrebbe essere definita prima della fine del 2022.


La norma si riferisce a più clienti finali, che si associano, per diventare autoconsumatori di energia rinnovabili, agendo in maniera collettiva presso edifici o condomini.


Gli impianti di produzione, alimentati da fonti rinnovabili, possono essere:

  1. nuovi o esistenti,

  2. di proprietà o gestiti da terzi,

  3. non è necessario siano ubicati nel medesimo edificio o condominio.


Interi comuni, quartieri, complessi alberghieri e industriali possono creare la loro comunità energetica. Le comunità energetiche possono essere create dai consumatori finali, inclusi i clienti domestici, purché siano un soggetto giuridico autonomo, costituito da:

  1. Persone fisiche;

  2. Piccole o medie imprese;

  3. Enti territoriali, di ricerca e formazione, religiosi, di protezione ambientale..;

  4. Autorità locali, incluse amministrazioni comunali e pubbliche.


Tra le novità del Dlgs c’è l’ampliamento della potenza che può essere prodotta dalla comunità: da 200 kilowatt, previsti dalle attuali regole, si amplia ad un megawatt; con la possibilità di collegarsi alla rete di media tensione, quindi alle cabine primarie.


Le comunità energetiche rinnovabili, a norma, possono perseguire finalità più ampie rispetto all’autoconsumo di energia elettrica. Ad esempio possono promuovere forme di condivisione dell’energia termica dalle fonti rinnovabili, realizzare consorzi di acquisto o prestare servizi di efficientamento energetico o ricarica dei veicoli elettrici.